Cardinal Brandmuller : « Il appartiendra au conclave d’élire un Pape conscient de son mandat apostolique, y compris de ses limites »

Apr 14, 2022 | Non classé

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Prolégomènes sur les entretiens pré-conclaves

Cardinal Brandmuller

In vista di un futuro conclave si presenta anzitutto la domanda quale figura, quale tipo di Sommo Pontefice sarebbe ideale riguardo alla situazione attuale della Chiesa e del mondo. La questione va discussa soprattutto sullo sfondo delle esigenze della situazione dottrinale, morale e giuridica attuale.

Esaminando gli ultimi due secoli, si osserva per primo un notevole cambiamento nel modo di considerare il proprio ministero da parte dei papi, che iniziarono a vedersi non più come sovrani di uno Stato Pontificio in declino, bensì come maestri e pastori della Chiesa universale. Ben presto, pure la persona dei pontefici passò in primo piano nell’interesse della gente, sicché i papi, anche grazie alla stampa moderna, divennero conosciuti in tutto il mondo. Un contributo particolare lo diedero inoltre i numerosi pellegrinaggi presso la tomba di Pietro, resi possibili grazie allo sviluppo della rete ferroviaria europea. Così, nel corso del XIX secolo, mentre lo Stato Pontificio veniva minacciato e conquistato dal Risorgimento, si diffuse un culto piuttosto emozionale intorno alla persona del papa. Risorgimento, un culte plutôt affectif autour de la personne du pape se répand.

La straordinaria personalità di Pio IX e dei suoi successori contribuirono a ciò in modo determinante. Ben presto, un‘altra conseguenza di tutto questo fu che il “Roma locuta, causa finita est”, al di là del suo significato originario, finì con l’essere considerato quasi una massima del sentire cum ecclesia.

I

Pur avendo agevolato la serrata dei ranghi dei cattolici dinanzi alla crescente ostilità nei confronti della Chiesa da parte delle società, ovvero degli Stati liberali, atei d’Europa, questi sviluppi diedero però anche inizio a un ingigantimento teologicamente discutibile del ministero e della persona del papa, conducendo poi, alla vigilia del concilio Vaticano I, a una formazione di schieramenti pregna di conseguenze

D’altro canto, una volta posata la polvere delle lotte intorno al concilio, i dogmi sul Primato e l’infallibilità del Sommo Pontefice ebbero come conseguenza un legame più stretto, perfino emozionale, dei cattolici con il Papa, che in futuro si rivelò utile durante le due guerre mondiali e dinanzi alle dittature atee. Dall’altra parte si verificò lo Schisma (e poi pure eresie) dei cosi detti “Vecchi cattolici”.

La cosa cambiò drammaticamente dopo il concilio Vaticano II, come emerse in modo palese nell’anno di crisi 1968.

II

Ora, dunque, – proprio nella situazione attuale – anzitutto è necessaria una comprensione più approfondita del Ministerium Petrinum. Ministerium Petrinum.

Poiché la Chiesa – e quindi anche il papato – sono realtà sia umane-terrene sia trascendenti-divine, non possono essere comprese semplicemente attraverso categorie umane-terrene, ma semmai anche per analogiam, e vanno valutate secondo i criteri corrispondenti. È proprio sulla base di questo presupposto che bisogna apprezzare il rapporto tra primato di Roma e Chiesa universale, tra centro e periferia.

Si pone così anzitutto la questione della reciproca correlazione di papa e Chiesa.

Va sottolineato con forza che il papa non è in alcun modo al di sopra della Chiesa o di fronte ad essa. Come suo capo visibile, egli è e rimane membro della Chiesa, verso la quale ha dei doveri come Servus servorum, ovvero come suo servitore supremo.

Ciò significa tra le altre cose che il Papa in nessun modo deve, ovvero può, regnare come un monarca assoluto. Nel suo agire egli non è vincolato solo alle norme dello ius naturale e dello ius divinum rivelato, bensì, in modo diverso, anche allo ius canonicum.

Il Papa non è sic et simpliciter al di sopra dei canones. Il suo agire incontra un limite laddove si tratta del "generalis status ecclesiae", cioè il nucleo fondamentale della dottrina e della costituzione della Chiesa. Questo è la norma per tutta la legislazione ecclesiastica, "poiché esprime il continuo della verità rivelata, manifestata nella Chiesa e vincolante per ogni singolo cristiano" (cfr. Chr. Voigt-Goy, Potestas et ministerium publicum, Tübingen 2014).

È dunque questa la misura per la legislazione e l’esercizio del ministero pastorale nella Chiesa. Come fondamento di ciò, il Decretum Gratiani indica l'Apostolo Paolo, che nella sua Seconda Lettera ai Corinzi (13, 10) afferma di scrivere quell'epistola per non dovere di persona "durius agam secundum potestatem quam Dominus dedit mihi in aedificationem et non in destructionem". Questa seconda parte del versetto vale anche per la legislazione e l’amministrazione della giustizia nella Chiesa. Le sue parole, spesso citate nella canonistica medievale, indicano un limite essenziale per l’esercizio del ministero nella Chiesa.

Esso vale anche per quanto riguarda i diritti giustamente acquisiti da terzi, che il Papa, in quanto custode supremo del diritto, non può violare.

In breve: anche il papa, quando non rispetta il diritto, può delinquere.. Cependant, dans un tel cas, il ne serait pas possible de l’assigner en justice car depuis le IVe siècle, il est vrai : « Prima Sedes a nemine iudicatur« . Cependant, le droit et le devoir de la correctio fraterna demeurent, le jugement final demeure. Entre-temps, cependant, l’abus de pouvoir d’un pape ne peut pas être le fondement du devoir d’obéissance.

Tuttavia, in tal caso non sarebbe possibile portarlo in tribunale poiché dal IV secolo vale: "Prima Sedes a nemine iudicatur". Rimane comunque il diritto e il dovere della correctio fraterna, rimane il giudizio finale. Intanto, però, l'abuso di potere da parte di un papa non può essere la base del dovere di obbedienza.

Le culte du pape qui s’est développé après le voyage en exil de Pie VI doit également être considéré sous cet angle. Pour les Français, c’était une occasion sans précédent de rencontre personnelle avec le pape. Ce parcours, on peut le dire, a vu naître l’ultramontanisme français, puis européen. Deux livres y ont contribué, et non des moindres. Il Trionfo della Santa Sede de Mauro Capellari et Du Pape de De Maistre, qui sont devenus de véritables best-sellers. La stature personnelle particulière des papes successifs a également contribué à l’enthousiasme ultramontain.

Des représentations grotesques et colorées du rôle du pape ont ensuite émergé des vives controverses entourant le Concile Vatican I. Dans ce contexte, les réserves de l’opposition conciliaire concernant la définition des dogmes pontificaux doivent également être appréciées, surtout à la lumière des expériences actuelles.

Ainsi, la tâche reste pour la théologie de clarifier la combinaison harmonieuse du ius divinum de la primauté pétrinienne avec celle de l’épiscopat. Cependant, il semble que la difficulté à trouver une solution soit due au fait que l’Église est « un mystère de la foi ».

Il est donc nécessaire, dans l’interprétation du Pastor aeternus, de tenir compte du contexte ecclésiologique global, à savoir le fait que le ministère épiscopal, tout comme la primauté de Pierre, est iuris divini. La nomination d’un évêque par le pape n’est rien d’autre que l’attribution du diocèse, et non la confiscation du pouvoir d’enseignement et du pouvoir pastoral, qui a lieu par le sacrement de l’ordre.

L’augmentation de la révocation d’évêques par ordre de Mufti dans un passé récent doit être analysée sous cet angle. Même les papes peuvent commettre des abus de pouvoir.

À la lumière de ces vérités, il faut éviter tout culte de la personne du pape, tout en vénérant son autorité suprême de maître et de pasteur de l’Église universelle.

Il semble opportun de le rappeler en vue d’un futur conclave, car le choix des candidats devrait se faire à la lumière de ces réflexions fondamentales. L’occasion de le faire est offerte par les consistoires pré-conclave. Au contraire, il appartiendra au conclave d’élire un pape conscient de son mandat apostolique, y compris de ses limites, ainsi que de son devoir de préserver le status generalis ecclesiae.

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